LO STRAORDINARIO MIRACOLO DELLA MADONNA

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4 diciembre – 27 Marzo: San Govanni Damasceno

Ti saluto, o Maria, Speranza dei Cristiani! Accogli la supplica di un peccatore che Ti ama teneramente, Ti onora particolarmente e ripone in Te tutta la speranza della sua salvezza.

Per merito tuo ho la vita. Tu mi riconduci nella grazia di tuo Figlio e sei il pegno certo della mia salvezza.

Ti supplico dunque, di liberarmi dal peso dei miei peccati, distruggi le tenebre della mia mente, scaccia i legami terreni dal mio cuore, reprimi le tentazioni dei miei nemici e guida la mia vita, così che possa giungere per tuo mezzo e sotto la tua guida, all’ eterna felicità del Paradiso.

Qual è il miracolo?

Il miracolo della mano restituita

Per gli specialisti dell’arte, l’icona è opera di un pittore greco del XIV secolo; ma per i Monaci del Monte Athos si tratta di una icona di San Luca, che si sarebbe trovata a Damasco ai tempi di San Giovanni Damasceno (VIII sec.), e al quale avrebbe fatto il miracolo di restituirgli la mano mozzata.

Il Santo avrebbe poi portata con sé l’icona nella Laura di S. Saba, presso Gerusalemme, dove trascorse il resto della sua vita.

Alla sua morte, avvenuta nel 749, l’icona rimase in tale Monastero fino al secolo XIII, allorché l’igumeno la donò al metropolita della Serbia, pure di nome Saba (+ 1237), giunto in pellegrinaggio in Terra Santa.

Tornato in patria, questi ne fece dono al fratello Stefano Nemanya, re della Serbia, raccomandandogli di custodirla con cura e di venerarla come insigne tesoro di famiglia.

Più tardi, dopo l’estinzione della dinastia e l’occupazione turca della Serbia, l’icona fu trasportata sul Monte Athos, divenuta nel frattempo sempre più famosa per i molti e nuovi prodigi, e fu appunto collocata nel monastero Chilandári, dove si trova tuttora.

Il racconto che segue, riferito a Giovanni Damasceno, spiega la presenza della terza mano, visibile sulla icona.

Esso è tratto dalla “Vita” del Santo scritta, sembra, da un certo Giovanni e risalente al X secolo.

Si fonda su un fatto reale, ossia sull’energica lotta del Santo in difesa delle immagini sacre dopo il decreto iconoclastico emanato tra il 726 ed il 730 dall’imperatore Leone Isaurico.

Leone, molto irritato da tale atteggiamento, aveva cercato di punire il Damasceno il quale, però, si trovava in territorio arabo, fuori dunque della sua giurisdizione.

Trovò così uno stratagemma: mandò a Damasco lettere false che accusavano Giovanni di tramare contro il sovrano Omaiade, suo amico e protettore.

Il Califfo, che pure aveva in grande stima la famiglia dell’accusato, prese sul serio la notizia: fece mozzare la mano destra di Giovanni e dette ordine di appenderla sulla piazza pubblica a scopo dissuasivo.

Venuta la sera – prosegue il racconto -, Giovanni si recò in chiesa, dove si prostrò davanti all’immagine della Madre di Dio; scandì tra i gemiti la preghiera seguente, chiedendo la grazia della restituzione della sua mano mozzata:

«Signora, Madre purissima, che partoristi il mio Dio, è a motivo delle immagini sacre che la mia mano destra è stata mozzata. Tu non ignori la causa di questa rabbia di Leone. Affrettati, dunque, fa’ vedere il tuo soccorso e ridammi la mia mano. La destra dell’Altissimo, di Colui che in te si è incarnato, fa prodigi senza numero per la tua intercessione. Possa Egli guarire questa mia mano destra mediante le tuepreghiere ed essa comporrà per te e per colui che in te si è incarnato, inni e melodie armoniose, e si farà, o Madre di Dio, strumento della fede ortodossa. Tu puoi, difatti, ciò che vuoi, poiché tu sei vera Madre di Dio».

Detta la preghiera, Giovanni si addormentò. La Madre di Dio gli apparve in sogno dicendo: «La tua mano è guarita, adempi senza indugio il voto che hai fatto nella tua preghiera». Destandosi, Giovanni si accorse di essere guarito. Allora si alzò e con le mani levate in alto modulò tutta la notte il seguente inno di sua composizione:

«La tua destra, Signore, si è grandemente magnificata! La tua destra ha risanato la mia mano tagliata! Per suo mezzo, tu getti nella confusione i nemici che rifiutano di venerare l’Immagine tua e quella di Colei che ti ha dato alla luce. E nella multiformità della tua gloria tu distruggerai per mezzo di questa mia manoi nemici distruttori delle Immagini». (cfr. PG 96, 457).

Riconosciuto l’intervento divino, il sovrano di Damasco reintegrò Giovanni nelle sue funzioni e nella sua dignità. In segno di gratitudine per la sua Benefattrice, il Damasceno fece confezionare una mano votiva in argento e la fece appendere all’icona, accanto alla mano della Madre di Dio.

Alcuni sostengono che avesse fatto dipingere una mano sulla stessa icona, onde l’appellativo di Tricherússa dato alla medesima.

In seguito, l’immagine seguì il Santo nel Monastero di S. Saba, per prendere poi la strada della Serbia e, quindi, della Santa Montagna.

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