Preghiera a Sant’Antonio Abate contro il demonio

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17 Gennaio: Sant’Antonio Abate

O vero miracolo degli Anacoreti, gloriosissimo S. Antonio Abate nostro patrono, eccoci prostrati dinanzi a voi a venerare con le altre vostre eroiche virtù quella prodigiosa fortezza con cui
resisteste alle tentazioni del demonio e le vinceste dopo lungo travaglio.

Liberaste con la sola potenza del vostro nome l’aria, la terra, il fuoco, gli animali dalle sue maligne influenze.

Deh! Fate che, imitando noi anche la Vostra invitta fermezza negli assalti dei nostri spirituali nemici, otteniamo da Dio di partecipare in Paradiso alla Vostra gloria, e qui in terra alle vostre benedizioni, che invochiamo sull’aria, sulla terra, sul fuoco e sugli animali che servono alla nostra alimentazione.

Pater, Ave e Gloria.

Il demonio comincia subito a tentar a Sant`Antonio ma egli, con preghiere, digiuni e austerità varie, vince questa prima battaglia. Antonio capisce che i discepoli devono fare come il loro Maestro, devono combattere il Male per instaurare il Regno di Dio.

Per questo si ritira prima in una tomba scavata nel fianco di una montagna e poi in un vecchio castello abbandonato, luogo prediletto dei serpenti. Qui non ha tregua: gli spiriti del male lo assalgono, lo spaventano con apparizioni terrificanti.

Qui il demonio si manifesta apertamente come nemico irriducibile. Antonio ne è sconvolto ma resiste impavido. Alla fine riceve la visita del Signore: “Antonio accortosi dell’aiuto, sospirò di sollievo e, alleggerito dai dolori, rivolgeva questa preghiera: “Dove eri Tu? Perché non mi apparisti fin dall’inizio per far cessare i miei dolori?”

E una voce giunse fino a lui: “Ero qui Antonio, e indugiavo per assistere alla tua lotta. Poiché dunque hai resistito e non sei stato sconfitto, sempre ti soccorrerò”. Nel 306 costretto dai suoi discepoli a lasciare la sua reclusione diviene padre spirituale di numerose colonie monastiche”.

Durante la persecuzione di Massimino lascia il suo eremo per andare ad incorag­giare coloro che col sangue testimoniavano la propria fede. Nel 312 si inoltra nel deserto più interno e fissa il suo eremo in un luogo ancor più isolato. Il suo ritiro totale sarà interrotto solo da un secondo viaggio ad Alessandria per combattere gli eretici. Ritornato nel suo eremo morirà il 17 gennaio 356.

Tutta la storia di Antonio è un progressivo inoltrarsi nel deserto e diventa per noi una linea di progetto per una vita cristiana.

1) Quello che muove Antonio non è solo un ideale di perfezione personale ma è l’attaccamento appassionato alla persona del Signore Gesù e la fiducia incrollabile nelle sue parole: per Antonio sentire la parola del Signore e lasciare tutto è una cosa sola.

2) Il deserto di Antonio è la necessità che ha ogni cristiano impegnato nel seguire Cristo, di spogliarsi delle cose superflue, del ridurre al minimo necessario l’attaccamento verso i beni ingombranti, del saper popolare di Dio ogni situazione della propria vita.

3) Antonio ingaggia una lotta sempre più esplicita contro le forze del male e con questo sottolinea l’aspetto di lotta presente nella vita di ogni uomo che deve combattere non solo contro realtà terrestri e umane, ma contro forze a lui superiori che lo condizionano e lo schiavizzano.

Questa lotta condotta dall’uomo con le sole sue forze sarebbe disperata. Occorre allora l‘aiuto della Parola di Dio, della preghiera, del digiuno, dell’umile perseveranza: è Cristo che vince lottando lui stesso in Antonio e in ogni cristiano.

4)Nonostante la sua ricerca di solitudine Antonio è un uomo in stretta comunione con la Chiesa. Egli abbandona solo due volte il suo deserto e lo fa per motivi ecclesiali: incoraggiare i perseguitati e combattere gli eretici. Ma il suo stesso ricercare e inoltrarsi nel deserto è un portarsi nel cuore della Chiesa.

Il problema della Chiesa dell’epoca di Antonio come della nostra chiesa occidentale oggi, non era più quello di convertire, ormai i pagani si accalcavano per entrare nella Chiesa ma la chiesa diventava sempre più pagana, sempre più carnale. Come aiutare la Chiesa a ritrovare il suo volto spirituale?

L’entrata nel deserto è il cammino profetico di chi addita ai battezzati non convertiti la necessità di intraprendere un esodo dalle vecchie abitudini per giungere a nuovi traguardi Antonio con le sue scelte radicali e con la sua lotta ricorda anche a noi cristiani di oggi la lotta ai compromessi, alle pigrizie, al nostro paganizzarci.